di Vito D’Agostino
Domenica 2 agosto, Andrea Antezza, Nicola Rotondo, Sydney Triggiani e Christian Milano, con Nicola Bussola al timone, hanno conquistato la medaglia d’argento alla Regata del Mediterraneo di Reggio Calabria, una delle competizioni più rappresentative del canottaggio a sedile fisso. L’equipaggio del CUS Bari ha chiuso ad appena cinquanta centesimi di secondo dalla rappresentativa della Federazione Italiana Canottaggio Sedile Fisso (FICSF), composta dai migliori specialisti provenienti da società di Como, Varese, Verbania e Genova, territori dove questa disciplina vanta una lunga tradizione.
Cinque giovani baresi accomunati dalla passione per il canottaggio e dallo studio: un medico specializzando, uno studente universitario, due matricole di ingegneria meccanica ed economia e un giovane timoniere, ancora studente delle superiori.

La vocazione polisportiva del CUS Bari e il suo radicamento negli sport del mare hanno favorito l’approdo al sedile fisso di questi atleti. Una presenza che non nasce da un’iniziativa estemporanea, ma da una precisa scelta societaria di investire anche in questa disciplina, testimoniata dalla presenza, dal 2018, di Alberto Boccuto, allenatore di 2° livello della FICSF. Il CUS Bari, inoltre, non è nuovo alla Regata di Reggio Calabria, avendo già preso parte a precedenti edizioni; quella del 2026 rappresenta però il risultato più prestigioso finora conquistato.
Per Sydney e Christian si è trattato di un autentico esordio. A loro va il merito di aver assimilato in tempi molto brevi una tecnica di voga profondamente diversa da quella del canottaggio olimpico. Nel sedile fisso il piano di tiro è più alto e la presa in acqua avviene con un caratteristico “saltello”, che consente di coinvolgere anche le gambe nella fase iniziale propulsiva. Il colpo prosegue con il lavoro coordinato di braccia e spalle, queste ultime poco distese in attacco e fortemente inclinate all’indietro, nella chiusura. Ne deriva un gesto atletico intenso, che combina gambe, tronco e braccia ad alte frequenze di voga per imprimere velocità a un gozzo nazionale che, con l’equipaggio a bordo, sviluppa una massa complessiva prossima ai 600 chilogrammi.
Al di là delle differenze tecniche, esiste però un principio che accomuna tutte le discipline remiere: l’assieme. L’imbarcazione è tanto più veloce quanto più riesce a trasformare quattro energie individuali in un’unica forza. È probabilmente questa capacità, già consolidata nel canottaggio olimpico, ad aver consentito ai quattro giovani atleti del CUS Bari di adattarsi rapidamente alla nuova disciplina e di contendere la vittoria, fino agli ultimi metri, alla rappresentativa della FICSF.
Conoscevo poco o nulla della manifestazione di Reggio Calabria. Ho scoperto che la Regata del Mediterraneo è il cuore dei “Tesori del Mediterraneo”, un evento nel quale sport, cultura, spettacolo e turismo concorrono a valorizzare il territorio. Le gare si disputano davanti al Lungomare Falcomatà, con lo scenario dello Stretto di Messina a fare da cornice naturale, mentre migliaia di persone possono assistere alle sfide passeggiando sul lungomare.
Le più importanti manifestazioni di canottaggio a sedile fisso sono profondamente legate all’identità dei luoghi che le ospitano: la Regata Storica di Venezia celebra la Serenissima, il Palio Marinaro dell’Argentario racconta la storia dei suoi rioni, mentre Reggio Calabria esalta il suo legame con il Mediterraneo.
Un’idea che, per certi aspetti, Bari aveva intuito già oltre quarant’anni fa. Nel 1982, subito dopo la realizzazione delle barriere frangiflutti, il tecnico e dirigente della canoa Pinuccio Scarpellino organizzò il 1° Trofeo San Nicola, una gara zonale riservata alla canoa, disputata nel tardo pomeriggio del 9 maggio davanti al Lungomare Nazario Sauro. L’intuizione vincente fu quella di programmare la manifestazione in concomitanza con la tradizionale Festa di San Nicola, quando migliaia di baresi affollavano già il lungomare. La cornice di pubblico, richiamata dalla ricorrenza religiosa ma inevitabilmente coinvolta anche dallo spettacolo sportivo, diede l’impressione di una disciplina capace di richiamare folle di spettatori. Fu proprio quell’immagine a colpire l’allora assessore allo Sport e presidente provinciale del CONI, Michele Barbone, che l’anno successivo diede vita al Maggio Sportivo Barese, una rassegna che, nei fine settimana di maggio, proponeva gare di canoa, canottaggio, nuoto di fondo e vela. Subito dopo, la manifestazione fu estesa ad altre discipline sportive, coinvolgendo numerosi impianti e spazi cittadini, e crebbe fino ad acquisire una dimensione internazionale. Le cronache dell’epoca raccontano gare di canoa e canottaggio disputate sul lungomare con la partecipazione di equipaggi provenienti anche dall’Ungheria e dalla Gran Bretagna. La rassegna proseguì per numerose edizioni, contribuendo a consolidare a Bari una cultura dell’organizzazione dei grandi eventi sportivi. Un patrimonio di esperienze che trovò la sua massima espressione nel 1997, quando il capoluogo pugliese ospitò con successo i XIII Giochi del Mediterraneo. Il Maggio Sportivo Barese si interruppe agli inizi del nuovo secolo, per poi essere riproposto nell’anno 2010 come evento sportivo giovanile internazionale, promosso dal CONI Puglia e dal CONI Bari, con la collaborazione dei Comuni di Bari, Giovinazzo e Molfetta.
Bari, quindi, non deve inventare nulla: deve semplicemente riscoprire una vocazione che appartiene alla sua storia, facendo del lungomare un palcoscenico permanente per il canottaggio, in tutte le sue espressioni, e del mare uno straordinario strumento di promozione della città.
